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Morto Umberto Veronesi, l’ “inventore” del danno esistenziale

Morto Umberto Veronesi, l’ “inventore” del danno esistenziale

I presupposti

I grandi uomini sono in grado di lasciare nella società un segno, che a volte supera il proprio settore d’elezione. Umberto Veronesi sarà certamente ricordato come il più grande oncologo italiano del XX secolo.

Ma a noi giuristi piace ricordarlo anche per un altro motivo: la creazione di un nuovo istituto giuridico, il danno esistenziale.

I presupposti: nel nostro ordinamento, a livello di danno alla persona, hanno sempre trovato accoglienza due tipologie di danno: il danno patrimoniale, ed il danno biologico. Un soggetto investito in un incidente stradale, che riporti lesioni permanenti gravi, ha diritto a vedere risarcite due voci di danno: le spese che dovrà sostenere per curarsi e il mancato guadagno che deriverà dall’impossibilita di lavorare a causa della sua degenza (fin qui il danno patrimoniale), ed il danno da diminuzione della propria capacità fisico-psichica, da quantificarsi secondo un punteggio stabilito in sede di accertamento medico-legale.

Per esemplificare, un individuo adulto, in buona salute, che prima dell’incidente non abbia mai avuto malattie gravi o operazioni, ha una capacità biologica del 100%. Dopo l’incidente, se ad esempio ha riportato l’amputazione di un braccio o di una gamba, la sua originaria capacità biologica del 100% diminuirà in proporzione della gravità della lesione subita. Così, se gli verrà amputato un braccio la sua capacità fisica diminuirà del 10%, e ciò che gli sarà risarcito sarà la correlativa perdita di “capacità biologica” (fin qui il danno biologico).

Poniamo però caso che il soggetto leso nell’incidente fosse in procinto di sposarsi, e la promessa sposa lo abbandoni perché privo di un braccio. Questo danno viene risarcito? Ebbene, questo tipo di danno, prima della sentenza Veronesi, non rientrava nei danni risarcibili. Tale danno era infatti un danno all’esistenza, che non rientrava nello schema né del danno biologico né, meno che mai, in quello del danno patrimoniale.

Fin qui i presupposti.

I fatti

Negli anni 90 Umberto Veronesi viene invitato ad una trasmissione televisiva, nel corso della quale gli viene chiesto di esprimere un parere sul nesso di causalità tra fumo e tumori. Durante le riprese, l’oncologo afferma che se pur ogni tipo di fumo, indipendentemente dalla percentuale di catrame o di nicotina, aumenta il rischio di generazione di tumore, tuttavia tale rischio si riduce in caso di sigaretta con una percentuale più bassa delle dette sostanze nocive.

Ebbene, una famosa multinazionale del tabacco riprende le affermazioni di Veronesi e le trasforma, mettendo in bocca all’oncologo di fama mondiale che il fumo di sigarette più leggere non è nocivo ed è privo di conseguenze.

L’oncologo cita in giudizio la multinazionale del tabacco, chiedendo il risarcimento del danno per appunto esistenziale. Nel corso della causa, Veronesi sostiene la tesi per cui la trasformazione delle proprie parole, e la messa in bocca di un diverso significato proprio a colui che aveva speso la propria vita contro il cancro, avesse leso addirittura la propria esistenza, intesa quale conglomerato dell’essere individuale e dell’essere sociale dell’oncologo.

Data la sua vita spesa a combattere il fumo ed i tumori, una simile affermazione avrebbe talmente leso l’integrità morale e psichica dell’oncologo inserito nel proprio contesto sociale, da rischiare di comprometterne la propria vita nella stessa società. La sua personalità sarebbe stata lesa a tal punto, così in profondità, da generare una danno alla propria esistenza. Così come la vita del danneggiato a cui viene amputato un arto viene ad essere talmente compromessa dalla menomazione del primo arto, fino a comportare il fatto che la promessa sposa lo lasci a causa della propria menomazione.

Ebbene, la Cassazione accoglie la tesi di Veronesi, e conia una nuova categoria di danno: il danno esistenziale per appunto. Ciò ha consentito, da allora, che tutti i danni subiti da soggetti lesi, che non rientravano né nel danno biologico né nel danno patrimoniale, potessero trovare cittadinanza nel nostro ordinamento giuridico. È stata una rivoluzione copernicana. Ringraziamo perciò il defunto professore perché, come alcuni prima di lui, è stato un pioniere, non solo in campo oncologico, ma anche giuridico.

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