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Il Diritto all’Autodeterminazione Terapeutica e l’Autonomia Risarcitoria

Il Diritto all’Autodeterminazione Terapeutica e l’Autonomia Risarcitoria

Cass. Civile, Sez.III, 27 novembre 2015, nr. 24220

La responsabilità medica e il risarcimento dei danni correlati sono argomenti tristemente attuali.
La giurisprudenza di merito e di legittimità si è occupata negli ultimi anni di un gran numero di questioni che hanno visto coinvolti medici e pazienti.

I giudici sono stati investiti dell’onere di tutelare la salute non solo sotto il profilo dell’efficacia delle cure mediche proposte dal sanitario o dell’eventuale errore sanitario, ma anche sotto il profilo dell’opportunità o meno di intraprendere un determinato percorso terapeutico.

Nelle statuizioni giurisprudenziali si è delineato e definito, accanto al  diritto alla salute, il diritto all’autodeterminazione del paziente, che trovano una sintesi inscindibile nel concetto di “consenso informato” ovvero “ la consapevole adesione al trattamento  sanitario proposto dal medico”.

L’orientamento della Cassazione

La Suprema Corte, chiamata a pronunciarsi in merito alla responsabilità del sanitario per omessa diagnosi delle patologie di cui era affetto il feto, ha stabilito l’autonomia risarcitoria in caso di lesione del diritto all’autodeterminazione terapeutica, rispetto alla lesione del bene salute.

Ha riconosciuto alla paziente il risarcimento dei danni per il solo fatto di non essere stata informata dal medico sulle conseguenze che la mancata prescrizione di un esame prenatale avrebbe avuto sul decorso della gravidanza.

Così facendo, il sanitario non ha messo la paziente in condizione di poter scegliere se portare a termine o meno la gravidanza. Tanto basta perché questa debba essere risarcita.

Quanto all’onere probatorio, gli Ermellini hanno affermato che la paziente non è tenuta a provare di non essere stata sufficientemente informata, dovendo solo limitarsi ad allegare l’inadempimento del sanitario, delineando così un meccanismo risarcitorio automatico.

Infatti la responsabilità dell’operatore sanitario deriva dal sol fatto di non aver messo il paziente in condizione di prestare un consenso realmente informato, pertanto la prova di aver minuziosamente informato il paziente, in ordine ai possibili accertamenti diagnostici, dev’essere fornita dal professionista.

Sotto tale profilo si potrebbe però dubitare dell’opportunità di un automatico risarcimento da parte del sanitario, che non riesca a provare di aver compiutamente informato il paziente, quanto meno sotto il profilo della ragionevolezza e dell’equità.

I Giudici della Suprema Corte, tuttavia, sembrano non aver alcun dubbio:

la Costituzione Italiana, mettendo al centro del sistema dei valori democratici la persona, riconosce come diritto inviolabile non solo il diritto alla salute ma anche quello ad autodeterminarsi.

A cura della Dott.ssa Carmela Pistacchio

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