I rapporti tra proprietari immobiliari confinanti sono da sempre fonte di innumerevoli controversie: la convivenza non è facile e buona parte del “contenzioso” nel nostro Paese deriva da dispute su servitù, distanze, luci e vedute, immissioni moleste.

Buon vicinato [rapporti di] (d. civ.): Limiti legali al diritto di proprietà, stabiliti dal legislatore per risolvere preventivamente i conflitti che possono insorgere tra proprietari di fondi limitrofi, basati su presupposti di convenienza e sviluppo, all’insegna della reciprocità.

Il carattere della reciprocità distingue i rapporti di buon vicinato dalle servitù prediali, che presentano sempre uno squilibrio, attribuendo un vantaggio ad una parte ed un correlativo svantaggio all’altra.

Tali limiti presentano alcune caratteristiche:

  • sorgono automaticamente, insieme al diritto di proprietà cui accedono;
  • sono imprescrittibili;
  • sono reciproci e, quindi, senza corrispettivo;
  • sono tutelabili con l’azione negatoria.

Nel complesso di norme che regolano i rapporti di buon vicinato, distinguiamo:

—  norme in materia di distanze nelle costruzioni, piantagioni e scavi dei muri, fossi e siepi interposte fra i fondi (artt. 873-899 c.c.);

—  norme in materia di luci e vedute (artt. 900-907 c.c.);

—  norme in materia di stillicidio, cioè a dire scarico di acque piovane (art. 908 c.c.);

—  norme in materia di acque private (artt. 909-921 c.c.).

Da sempre i rapporti tra proprietari vicini sono stati conflittuali: i Romani dicevano vicinitas est mater discordiarum, la vicinanza è la madre di tutte le discordie. Per questo motivo il codice disciplina in dettaglio la materia dei rapporti di vicinato.